POSSEDUTI DALLA MUSICA: Internet, in particolare da quando Flash è uno dei suoi protagonisti, ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e dell’arte portando all’attenzione del grande pubblico i lavori di coloro che ne stanno scrivendo la storia. Personaggi eclettici, provenienti dalle aree più disparate, musicisti, pittori, ingegneri, matematici, professori, umanisti, videomaker, disegner, hanno fatto di Flash uno strumento dove far confluire le loro capacità in diverse discipline, raccogliendo la divertente sfida di inventare nuove forme di espressione e di ricerca adatte per il Web. Tra coloro che stanno percorrendo questo cammino c’è un giovane professore britannico, Robert Wright. Le sue principali aree di interesse sono la composizione della nuova musica e l’insegnamento, ma buona parte della sua attenzione e del suo tempo sono dedicati alla ricerca di nuove forme per proporre queste discipline sulla Rete. Ingiustamente a fatica si reputa un programmatore e con somma modestia sostiene di limitarsi a scalfire solo la superficie di questa nuova interessante forma di espressione. Ma ciò non gli impedisce di mantenere un occhio appassionato sulle innovazioni che piano piano stanno plasmando un futuro dove avremo un Internet felicemente più ricco di suono, di mettersi in gioco proponendo lavori significativi, di seguire con attenzione quello che accade nel mondo della creatività per il Web, di rendersi disponibile a scambi anche concettuali su questo fecondo e ancora disorganico argomento. A SCUOLA DI MUSICA Rob Wright è professore, compositore e music-technologist. L’ORECCHIO DELLA MENTE La musica è una compagnia, un passatempo, una passione per chiunque. Non tutti, però, si rendono conto di udire della musica non solo più o meno intenzionalmente a casa, al lavoro, in macchina, nel cinema o nei locali. I suoni ambientali, naturali o urbani, costringono comunque e continuamente a un’esperienza di fruizione uditiva e sono dotati spesso di personalità e musicalità, anche se al di fuori dei canoni comunemente usati per distinguere la musica dal rumore. Tanto è vero che sono proprio questi ad aver ispirato una serie di generi musicali, dalla musica concreta ed elettroacustica di derivazione colta (quella di Pierre Shaeffer, Michel Chion, Lionel Marchetti, per citarne alcuni) ai generi più commerciali di elettronica. Secondo Rob, l’ubiquità del suono e l’impossibilità di “spegnere le orecchie”, organi addetti a riceverlo, sono testimonianze della sua importanza. La presenza del suono può, a un livello assolutamente basilare, favorire la mera sopravvivenza (un rumore può suggerire il sopraggiungere di un certo pericolo e la sua direzione di provenienza, consentendo di prevenirlo), mentre da un punto di vista più sofisticato può alterare significativamente la percezione spazio-temporale o emotiva. Per questo, l’uso di effetti o colonne sonore, sia che siano quasi impercettibili sia che siano decisamente in primo piano, sono elementi importanti in un prodotto audiovisivo di qualunque genere. Una musica nuova da più di 100 anni Da ormai diverse decine di anni esiste una musica che difficilmente si ascolta per radio o si trova nei comuni negozi di dischi. Definire questo genere musicale, che oltretutto non è uno solo ma si è sviluppato in molte diverse direzioni nascendo in svariati contesti e momenti e da ispirazioni differenti, è piuttosto difficile. La si sente chiamare sperimentale, ma il rischio è di confonderla con una nuova famiglia di generi più commerciali; astratta, ma è un termine troppo generico e nella maggior parte dei casi poco pertinente; new music, ma una definizione che includa la parola “nuovo” non può essere a lungo credibile; colta, ma suona troppo elitario e snob, per quanto questa musica sia effettivamente più ricca da un punto di vista concettuale e strutturale e richieda un ascolto dedicato. Rob la fa rientrare nella categoria della cosidetta “High Art”. Forse l’etichetta più corretta è quella di “musica di ricerca”, definizione che suggerisce il tentativo, da parte di chi la concepisce e produce, di trasmettere qualcosa di diverso in un modo diverso, liberandosi delle leggi omologatrici del mercato, esprimendosi personalmente in un modo libero ma comunque ancorato a binari estetici o stilistici completamente o parzialmente rivisitati o reinventati. A scuola di ascolto A proposito della musica “normale”, Rob fa notare come i parametri di “normalità” in questo contesto siano estremamente soggettivi. Per esempio, nella musica tradizionale dei paesi orientali si prediligono sviluppi minimi se non addirittura assenti, mentre in Occidente non sopportiamo ascoltare musica senza progressione, sviluppo e ripetizione. Una volta qualcuno addirittura gli disse che la musica normale deve durare tre minuti e mezzo! Probabilmente, secondo Rob, ascoltando la stessa cosa più e più volte si finisce per accettarla come normalità e quindi più possibilità concediamo al nostro ascolto, dedicandolo anche a generi meno conosciuti, più ampia si fa la nostra percezione della normalità. Tutte le emozioni comunemente evocate dalla musica che prima consideravamo l’unica “normale” possono essere rintracciate anche nella musica diversa che prima ci era estranea. Anzi, potremmo accorgerci che questa suggerisce emozioni più potenti o addirittura scoprire un nuovo modo di provare emozione così come abbiamo scoperto un nuovo modo di usare il suono. Tutto ciò che si deve fare è ascoltare, darsi delle possibilità, insistere per superare l’impatto disorientante iniziale (per quanto anche questo possa essere vissuto come uno stimolo di grande interesse più che come un fastidio di cui liberarsi al più presto), fare dell’ascolto un’attività e non un distratto riempitivo. Dopo aver preso più confidenza con questo genere di musica, si scoprirà inoltre che non è tutta uguale e che si possono sviluppare dei gusti personali all’interno di questa categoria. Ascoltare il silenzio Il silenzio nella musica è vittima di un destino analogo a quello degli spazi vuoti nel materiale grafico o su una pagina Web. Per qualche oscura ragione, siamo educati all’horror vacui e generalmente apprezziamo l’interruzione sonora o visuale solo quando è ridotta al minimo indispensabile per anticipare un elemento che sollevi dalla tensione del vuoto. Nell’ambito del Web Design, hanno provveduto i guru dell’usabilità a sottolineare la differenza tra gli spazi vuoti passivi e gli spazi vuoti attivi, caldeggiando l’uso di questi ultimi per favorire la leggibilità e l’equilibrio degli elementi della pagina. Vedere il suono Suono e immagine sono due elementi che si sposano molto bene insieme e possono essere usati congiuntamente per ottenere risultati particolari. Si è già parlato della capacità del suono di creare suggestioni che alterano la percezione dello spazio e del tempo. A questo si può aggiungere la capacità dell’immagine di guidare nell’ascolto della musica, sottolineandone alcune sfaccettature. Il coraggio di cercare Per commentare la sua posizione nei confronti della sperimentazione, Rob cita le parole di Mark Twain: “Tra 20 anni sarete più contrariati per le cose che non avrete fatto che per quelle che avrete fatto. Abbandonate la sicurezza del porto, salpate. Esplorate. Sognate. Scoprite”. Un esecutore di silicio I lavori per Internet di Rob Wright sono, insieme ad altre interessanti sperimentazioni in questo senso, la dimostrazione del fatto che oggi le macchine possono suonare da sole, senza l’intervento umano. Non si tratta del semplice registrare e riprodurre una sequenza di suoni, cosa che ai suoi esordi fu anch’essa una rivoluzione, ma di fornire una partitura al computer istruendolo a suonarla in maniera creativa. Nell’ambito della musica di ricerca, esiste una grande attenzione per l’improvvisazione e non è infrequente imbattersi in composizioni che sono studiatissime orchestrazioni di interventi improvvisati, a discrezione dell’esecutore all’interno di determinati confini. Software particolarmente sofisticati, che sono anche ambienti di programmazione, come Max/MSP di Cycling74 (www.cycling74.com), permettono di scrivere simili partiture e di darle in pasto al computer, che può suonarle all’infinito generando una musica che non è mai uguale a se stessa. La creatività del computer sta probabilmente nella sua capacità di variare in tempo reale un numero elevato di parametri del suono, ottenendo combinazioni altrimenti inimmaginabili. Ma a volte il suo ruolo può essere anche più semplice e altrettanto efficace. Per esempio, nella sua opera WCM, Wind Chime Marimba, Rob ha voluto creare un paesaggio sonoro naturale, senza inizio, fine o scopo, che durasse “finché soffia il vento”. Le possibilità offerte dal computer hanno consentito a Rob anche di diventare più creativo di quanto non fosse prima. Spesso sono i progressi della tecnologia ad aprire la via alle future possibilità, anche se, Rob tiene a sottolineare, è sempre l’essere umano a essere pieno di risorse, mentre le apprecchiature digitali sono solo mezzi. Anche quando compone per strumenti acustici e ensemble, Rob usa un software di notazione musicale per scrivere le partiture, ottenendo così più velocemente risultati più leggibili. I nuovi media, e in particolare Internet, sono stati la scintilla di un nuovo movimento nel campo dell’arte. Nuovi concorsi, festival e premi istituiti per raccogliere e mostrare lavori realizzati con i nuovi media servono anche a incoraggiare ulteriori esplorazioni in questo campo. LA MUSICA SU INTERNET La ricerca oggi condotta per portare i segnali audio e video nelle case via Internet è l’evoluzione di una storia millenaria, in cui confluiscono scoperte tecnologiche avvenute in diversi campi dai tempi dell’antica Grecia. In questa sede non si possono citare che alcuni passaggi relativamente recenti, ma per una trattazione più dettagliata si rimanda ai seguenti siti: Il suono nei fili Elisha Gray, che è stato per poco secondo a Alexander Graham Bell per il titolo di inventore del telefono, è invece conosciuto come l’inventore dei primi strumenti musicali elettronici: il suo Electroharmonic del 1876, altrimenti chiamato Electromusical Piano, era in grado di trasmettere toni musicali attraverso cavi. Il suono sul Web La visione prospettica del passato e le veloci ricapitolazioni della storia rischiano sempre di dare l’impressione che il tempo attuale sia estremamente dilatato e i progressi molto più lenti. Oggi il World Wide Web è di uso tanto comune che il fatto che continui a essere per lo più una sorta di luogo tranquillo, spesso più simile a una bibilioteca pubblica che a un’esperienza multimediale integrata, secondo l’efficace descrizione di Rob, provoca una certa frustrazione. Internet non è in effetti propriamente muto, ma la relativa lentezza del trasferimento di dati generalmente incontrata ha precluso l’uso di file audio dalla maggior parte dei siti Web che volessero invece avvalersi abbondantemente del supporto musicale. Molti utenti pagano ancora ogni minuto del tempo trascorso online e, come conseguenza, la musica su Internet è spesso vista come un lusso dispendioso. L’audio e più ancora il video sono i contributi cui tipicamente i Web Designer rinunciano, se sperano in visite frequenti e regolari ai loro siti. Oppure, se sono determinati a includere ingredienti musicali, si trovano costretti ad ardue decisioni che privilegino l’efficienza a discapito della qualità. Prima dell’avvento di Flash, chi si ostinava a inserire dell’audio nei siti HTML, rinunciando ai formati tradizionali troppo pesanti, era costretto a ricorrere allo standard MIDI. Questo, infatti, permette di ottenere file molto snelli che non influiscono significativamente sul tempo di download del siti: si tratta infatti solo di istruzioni, come se fosse una partitura, che sono interpretate dal computer ricevente. In realtà, senza la conoscenza delle esatte specifiche dell’equipaggiamento dell’utente finale, non si può mai essere completamente sicuri di se e come il risultato sarà udito e il rischio è che sia facilmente piuttosto sgradevole. Un’altra opzione può essere l’utilizzo di brevi segmenti di audio digitale compresso eseguiti in loop, ma, sebbene questa possa rivelarsi adeguata in alcuni casi, spesso finisce per stancare anche le orecchie più tolleranti. Fondamentalmente questo espediente è ancora oggi utilizzato per creare i background sonori dei siti realizzati in Flash, ma aggiungendo la possibilità, per l’utente, di spegnere l’audio o di regolarne il volume. Inoltre, un altro trucco importante per evitare di innervosire l’utente può consistere nella scelta di segmenti audio non caratterizzati da un ritmo martellante, ma che invece creino un ambiente sonoro. Usare segmenti più lunghi e variegati di audio digitale andrebbe a condizionare l’importante tempo di download. Ci sono altre possibilità, come i file MOD, la cui tecnologia offre l’efficienza del MIDI coniugata a piccoli campioni audio personalizzati, o si può stabilire una connessione aperta attraverso la quale si può inviare un continuo flusso di dati audio (streaming QuickTime, RealAudio). Ma, perché questo metodo funzioni in modo soddisfacente, si può inviare solo un formato molto compresso del suono originale che tende a ridurre l’intervallo di frequenze eliminando quelle che, secondo la psicoacustica, sono meno percettibli dall’orecchio umano. Il suono MP3 La tecnologia comunque continua a progredire e certamente l’industria musicale ha l’obiettivo di utilizzare Internet come mezzo di distribuzione del suono (così come di altre forme di intrattenimento). Un notevole passo avanti, anche se non certamente l’ultimo, è stato l’introduzione dell’MP3, uno standard di compressione audio a bassa perdita di qualità che riduce enormemente la dimensione dei file mantenendone l’alta fedeltà. Il supporto a questo formato è stato immediatamente introdotto all’interno di Flash, aumentando le possibilità di utlizzo dell’audio all’interno dei siti Web. In ogni caso, volendo mantenere una fedeltà all’originale che sia accettabile (ma non del tutto per le orecchie e gli impianti più professionali), la compressione di un file audio stereo a 160 kbps dà origine a una quantità di dati pari grossomodo a 1 MB per 1 minuto di musica. Pur essendo quasi 1/10 di un file audio stereo non compresso, è ancora troppo per la Rete. Diverso è il discorso per gli effetti sonori da allegare ad esempio a un pulsante o un’animazione: in questi casi il file, generalmente mono, può essere anche maggiormente compresso. NELLO STUDIO DI ROB La vita professionale di Rob è quindi attualmente accompagnata dal computer, figura centrale per le sue capacità di essere mezzo, obiettivo, dimensione. Anche il suo privato, come quello della maggior parte delle persone che abitano nei paesi industrializzati, è permeato di tecnologie che finiscono per influenzare la mentallià e lo stile di vita. Il tentativo di Rob, in questo contesto, è di mantenere l’equilibrio che sta tra l’accettare di far parte di un’epoca vivendone i progressi e il saper tenere sotto controllo le loro tendenze disumanizzanti. Un’impresa non facile ma che, per i figli del XX secolo, gode ancora di qualche speranza. Rob compositore Il tempo che Rob dedica ai suoi lavori personali è molto, talvolta, a suo avviso, persino troppo, nel senso che quando lavora a un progetto che lo coinvolga davvero tende a non occuparsi di altro (“Non ho ancora imparato l’arte del multi-tasking!”, si rimprovera scherzosamente). Questo totale assorbimento è frutto anche della perenne e instancabile disponibilità della macchina. Quando compone musica con e per il computer anziché per gruppi di musicisti, Rob può riascoltare molteplici volte il suo lavoro o parte di esso alla semplice pressione di un pulsante, senza dover organizzare e fissare le prove con gli esecutori. Se questo modo di lavorare da una parte è decisamente comodo e produttivo, dall’altra favorisce eccessivamente l’ipercritica: spesso, dopo aver speso ore o giorni su appena pochi secondi di materiale, li elimina insieme alle idee che li hanno generati grazie a un facile “Quitting without Saving”. Rob ha suonato uno strumento per molti anni, ma attualmente i suoi sforzi sono concentrati sulla composizione, che trova più gratificante, anche se talvolta gli manca il brivido dato dall’essere parte di una live performance. Rob fruitore Rob riserva sempre del tempo per ascoltare o guardare il lavoro di altri: questo gli consente di procedere sul sentiero infinito dell’imparare e di trovare stimoli per nuove e possibilmente interessanti creazioni. In ambito musicale, a livello professionale Rob nutre ammirazione per i compositori che hanno osato essere diversi a dispetto delle rigide convenzioni, come ad esempio Debussy, Shönberg, Stravinsky, e per quelli che hanno introdotto nuove modalità compositive, come Ives, Cage, Varese, Schaeffer, Stockhausen e tanti altri. Inoltre, gli piace ascoltare la new/modern music (contemporary, avant-garde), in particolare la musica elettroacustica, che mantiene la dimensione della performance con un esecutore reale, ma allo stesso tempo si avvale di nuove tecnologie. A suo avviso, la sua capacità di apprezzare la cosiddetta musica “High-Art” è frutto del tempo che ha dedicato a tentare di capirla. Rob professore Rob insegna attualmente presso l’Università di Hertfordshire. Secondo lui, la lezione più importante è “Come imparare”. L’insegnamento più efficace non consiste nel bombardare gli studenti con idee, fatti e nozioni, ma nell’incoraggiarli a trovare il proprio modo di imparare, a prendere possesso dell’importante processo di apprendimento, in modo che la crescita possa proseguire anche al di fuori degli spazi specifici a essa dedicati. Il percorso didattico proposto da un musicista che apprezza chi ha sempre coraggiosamente esplorato strade originali e innovative non può che essere incentrato su una spinta verso la libertà creativa e la ricerca personale. Rob flasher Rob utilizza innumerevoli software per il suo lavoro. Tra questi, quelli da tenere sempre a portata di mano sono Digidesign, MOTU, i pacchetti Macromedia e Adobe. Volendo sviluppare opere da diffondere sul Web, per ovvie ragioni ha scelto come strumento Flash, un prodotto che gli ha permesso di realizzare praticamente tutto quello che aveva in mente. La semplicità d’uso e la velocità con cui si raggiungono gli obiettivi ha fatto di Flash il mezzo ideale per le sperimentazioni di Rob. La programmazione è inoltre per lui un’attività creativa, una veloce successione di soluzioni di problemi che si presentano secondo un flusso costante. Un buon esercizio per la mente, quindi, gratificante quando le cose vanno per il verso giusto, anche se incredibilmente irritante quando un nodo non riesce a sciogliersi. Purtroppo Flash non dispone di funzioni molto avanzate per il trattamento dell’audio, a differenza per esempio di Director, per cui Rob deve limitarsi alla manipolazione di proprietà di base come volume, bilanciamento, avvio, arresto, ripetizione ciclica. L’introduzione di Flash ha rappresentato un punto di svolta nella storia del Web, anche dal punto di vista di chi non si occupa di design o programmazione. Quando Rob sentì parlare per la prima volta del World Wide Web‚ immaginò subito che potesse essere un’esperienza simile alla televisione, ma arricchita da un maggior numero di scelte e dall’interattività. Invece, per quanto fosse una fonte incredibilmente generosa di informazioni, per lui fu una vera delusione. Fu Flash a trasformare la semplice navigazione su Internet in una vera e propria esperienza. Rob creatore per il Web Rob è stato presto affascinato dall’idea di condividere nuovi lavori musicali, installazioni, sperimentazioni e strumenti appositamente concepiti per Internet, un medium senza ostacoli di natura commerciale che apre alla facile fruizione da parte di un’audience di vastità mondiale materiali che altrimenti sarebbero rivolti solo a una minoranza locale. Trattandosi inoltre di un medium giovane, specialmente nel suo ruolo di luogo di intrattenimento e diffusione artistica, la sfida di creare nuove opere adeguate al supporto e allo stesso tempo interessanti ha solleticato la creatività di compositori e tecnologi della musica, così come di designer, pittori, disegnatori, animatori, che si sono lanciati nella scommessa. In questo frizzante panorama si colloca il contributo di Rob, caratterizzato dal tentativo di sfidare i limiti delle attuali possibilità e dall’entusiasmo dato dall’essere spettatore e partecipe di un processo ancora in via di definizione. La sua ricerca sulle potenzialità di Internet come veicolo di trasmissione di applicazioni musicali o, dati gli attuali limiti imposti dallo stato dell’arte delle tecnologie interessate, sulla percorribilità di questa strada, è cominciata con la realizzazione di alcuni semplici sperimentazioni, alcune delle quali sono state pubblicate sul sito spnm (www.spnm.org.uk). Rob, che guarda sempre al futuro con un occhio interessato all’evoluzione, sente che la sua ricerca è ancora ampiamente ai primi passi e che non può non tenere il passo con i progressi che migliorano di giorno in giorno le potenzialità dei mezzi. Non intende, infatti, investigare i metodi in cui i lavori musicali esistenti potrebbero essere diffusi via Internet, ma esplorare le attuali tecnologie e le loro opzioni in modo creativo, inventando strategie per la composizione, costruendo strumenti interattivi adatti a questo nuovo medium. La sua attenzione per la leggerezza dei file finali rientra perfettamente in questo quadro dove il contenitore stabilisce la forma e le dimensioni del contenuto creativo. I suoi lavori rientrano nella categoria dei cosiddetti “Soundtoys”, giocattoli sonori, una nuova etichetta coniata per comprendere molte nuove forme di arte elettronica, come ambienti interattivi, giochi, risorse didattiche, sperimentazioni di generazione di suoni e praticamente qualunque cosa coniughi gli aspetti sonori e visuali delle nuove tecnologie che viaggiano attraverso Internet. E proprio su www.soundtoys.net, sito da visitare veramente in ogni angolo, sono pubblicate le opere per il Web di Rob (www.soundtoys.net/a/toy_perps/perp27.html). Rob continua a seguire con attenzione, ora più che mai, l’esistente e sempre più sviluppata ricerca attualmente condotta in questo campo. I SITI CONSIGLIATI DA ROB WRIGHT www.spnm.org.uk, un luogo di incontro, scambio e promozione rivolto a sperimentatori e appassionati della new music www.soundtoys.net, un’ottima risorsa che raccoglie i lavori sperimentali di chi cerca di superare i confini del multimedia sulla Rete www.virtual-fx.net, dove reperire utili tutorial online ANALISI DEI SOUNDTOYS DI ROB WRIGHT Le sperimentazioni di Rob si avvalgono della tecnologia Flash per offrire contenuti Web ricchi manenendo ridotte le dimensioni dei file e garantendo la compatibilità con le diverse piattaforme. WCM: Wind Chime Marimba Si tratta di un motore di composizione infinita che non necessita dell’interazione dell'utente. Una volta completamente scaricato il file, il movimento casuale e la conseguente collisione di diversi oggetti grafici genera un output musicale. Ognuno di questi oggetti ha un ruolo ben preciso all’interno della composizione. CLARA: Internet Instrument Questo progetto è un omaggio al Theremin e prende il titolo da Clara Rockmore, una virtuosa di questo strumento. VDS: Virtual Drum Skin Con questo progetto, Rob ha voluto sviluppare un ambiente divertente che consentisse di esplorare i pattern ritmici. L’utente può lanciare dei ‘granelli’ su tamburi virtuali con toni diversi, controllando e regolando a suo piacere i parametri che determinano l'output attraverso gli appositi slider. FPP: Flash Player Piano Questo lavoro è simile a Wind Chime Marimba, nel senso che si tratta di una composizione infinita di musica aleatoria studiata per Internet impiegando un motore di composizione basato sul computer. Qui, però, Rob ha tentato una rappresentazione tridimensionale (adattando un codice tratto da Pavel Kaluzhny, ‘Flash Math Creativity’ - ISBN 1-903450-50-0), dove l’utente ha un margine di possibilità di intervento. PATTERN CHAIN: Internet Instrument Si tratta di un divertente strumento virtuale che l’utente può suonare controllando alcuni parametri che modificano l'output. Audio Localisation for Flash Questo lavoro sulla spazializzazione sonora è stato creato appositamente da Rob come demo o strumento didattico e chiama in causa molte funzionalità di Flash che riguardano l'uso del suono. Può essere facilmente adattato per molti usi differenti, per esempio un gioco o un'installazione, dove l'utente possa vagare come in una galleria musicale virtuale, scegliendo di ascoltare musica per un po' o di passare oltre e esplorare dell'altro. Direzioni future Il passo che Rob si è proposto di fare nei prossimi progetti è introdurre una comunicazione a due vie, come uno scambio con un server o, meglio ancora, tra utenti. Sfruttando le grosse potenzialità fornite dalle attuali tecnologie sviluppate in questa direzione, i progetti di Rob possono diventare più strettamente legati al fatto di risiedere su Internet. Potrebbe trattarsi di ambienti multiutente che permettano a molte persone contemporaneamente di collaborare, discutere, ascoltare e interagire con un nuovo lavoro mentre questo viene generato.
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