Barbara Sansone
web design & multimedia

POSSEDUTI DALLA MUSICA:

Le conoscenze di Rob Wright e un po’ di storia delle tecnologie e della musica ci aiutano ad adottare nuove modalità di ascolto e a pensare modi innovativi e più efficaci per usare il suono nei nostri siti Web.


Internet, in particolare da quando Flash è uno dei suoi protagonisti, ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e dell’arte portando all’attenzione del grande pubblico i lavori di coloro che ne stanno scrivendo la storia. Personaggi eclettici, provenienti dalle aree più disparate, musicisti, pittori, ingegneri, matematici, professori, umanisti, videomaker, disegner, hanno fatto di Flash uno strumento dove far confluire le loro capacità in diverse discipline, raccogliendo la divertente sfida di inventare nuove forme di espressione e di ricerca adatte per il Web. Tra coloro che stanno percorrendo questo cammino c’è un giovane professore britannico, Robert Wright. Le sue principali aree di interesse sono la composizione della nuova musica e l’insegnamento, ma buona parte della sua attenzione e del suo tempo sono dedicati alla ricerca di nuove forme per proporre queste discipline sulla Rete. Ingiustamente a fatica si reputa un programmatore e con somma modestia sostiene di limitarsi a scalfire solo la superficie di questa nuova interessante forma di espressione. Ma ciò non gli impedisce di mantenere un occhio appassionato sulle innovazioni che piano piano stanno plasmando un futuro dove avremo un Internet felicemente più ricco di suono, di mettersi in gioco proponendo lavori significativi, di seguire con attenzione quello che accade nel mondo della creatività per il Web, di rendersi disponibile a scambi anche concettuali su questo fecondo e ancora disorganico argomento.

A SCUOLA DI MUSICA

Rob Wright è professore, compositore e music-technologist.
Nel 1993 ha ottenuto il BEd. in Music and Sound Design Technology presso la Leeds Metropolitan University e nel 1996 il BSc. con lode in Musica Elettronica presso l’Università di Hertfordshire. In questo periodo, durante il quale è stato anche premiato come allievo particolarmente dotato, ha studiato sintesi sonora, Hard-Disk/audio recording, esecuzione solista/performance, sperimentazione musicale, postproduzione audio e programmazione musicale e ha realizzato “Sight Reader”, un software per aiutare i bambini a leggere e capire la musica. Nel 1997, ancora presso l’Università di Hertfordshire, ha ottenuto il Masters Degree con lode per i suoi studi di composizione con Javier Alvarez, celebre compositore elettroacustico. Il repertorio di Rob comprende lavori acustici, elettroacustici ed elettronici. Specializzato in musica elettroacustica per strumenti e nastro, i suoi risultati compositivi, che vengono regolarmente eseguiti, hanno ottenuto premi e menzioni in competizioni come la 26a e la 28a edizione del Concours International de Musique Electroacoustic et Art Sonore (Bourges, Francia) e il Concurso Internacional de Composicion Electroacustica ART’S XXI (Valence, Spagna). “Wires” per piano e nastro è stato eseguito nel 2001 a Londra, presso il Barbican Center, nell’ambito dello Stockhausen Electronique Programme di spnm (www.spnm.org.uk/), organizzazione britannica che dal 1943 si occupa di promozione e diffusione della new music. Il sito pubblica e aggiorna periodicamente una short list, in cui nel 2002 è stato selezionato “Vendetta Kinda’ Mood”, brano per chitarra e nastro di Rob Wright. Attualmente Rob è assistente docente presso l’Università di Hertfordshire ai corsi di Music and Sound Design Technology e alla consegna del Postgraduate Certificate in Music Technology, che è stato concepito per rispondere alle specifiche esigenze della comunità educativa locale.

L’ORECCHIO DELLA MENTE

La musica è una compagnia, un passatempo, una passione per chiunque. Non tutti, però, si rendono conto di udire della musica non solo più o meno intenzionalmente a casa, al lavoro, in macchina, nel cinema o nei locali. I suoni ambientali, naturali o urbani, costringono comunque e continuamente a un’esperienza di fruizione uditiva e sono dotati spesso di personalità e musicalità, anche se al di fuori dei canoni comunemente usati per distinguere la musica dal rumore. Tanto è vero che sono proprio questi ad aver ispirato una serie di generi musicali, dalla musica concreta ed elettroacustica di derivazione colta (quella di Pierre Shaeffer, Michel Chion, Lionel Marchetti, per citarne alcuni) ai generi più commerciali di elettronica. Secondo Rob, l’ubiquità del suono e l’impossibilità di “spegnere le orecchie”, organi addetti a riceverlo, sono testimonianze della sua importanza. La presenza del suono può, a un livello assolutamente basilare, favorire la mera sopravvivenza (un rumore può suggerire il sopraggiungere di un certo pericolo e la sua direzione di provenienza, consentendo di prevenirlo), mentre da un punto di vista più sofisticato può alterare significativamente la percezione spazio-temporale o emotiva. Per questo, l’uso di effetti o colonne sonore, sia che siano quasi impercettibili sia che siano decisamente in primo piano, sono elementi importanti in un prodotto audiovisivo di qualunque genere.

Una musica nuova da più di 100 anni Da ormai diverse decine di anni esiste una musica che difficilmente si ascolta per radio o si trova nei comuni negozi di dischi. Definire questo genere musicale, che oltretutto non è uno solo ma si è sviluppato in molte diverse direzioni nascendo in svariati contesti e momenti e da ispirazioni differenti, è piuttosto difficile. La si sente chiamare sperimentale, ma il rischio è di confonderla con una nuova famiglia di generi più commerciali; astratta, ma è un termine troppo generico e nella maggior parte dei casi poco pertinente; new music, ma una definizione che includa la parola “nuovo” non può essere a lungo credibile; colta, ma suona troppo elitario e snob, per quanto questa musica sia effettivamente più ricca da un punto di vista concettuale e strutturale e richieda un ascolto dedicato. Rob la fa rientrare nella categoria della cosidetta “High Art”. Forse l’etichetta più corretta è quella di “musica di ricerca”, definizione che suggerisce il tentativo, da parte di chi la concepisce e produce, di trasmettere qualcosa di diverso in un modo diverso, liberandosi delle leggi omologatrici del mercato, esprimendosi personalmente in un modo libero ma comunque ancorato a binari estetici o stilistici completamente o parzialmente rivisitati o reinventati.
Indiscusso pioniere nell’ambito di questa corrente fu Luigi Russolo, pittore futurista autore del manifesto “L’arte del rumore”, pubblicato nel 1913, e di svariate composizioni che creassero una “nuova realtà musicale”. Gli intonarumori futuristi furono i primi strumenti musicali che emettessero suoni meccanici, sibilanti, ripetitivi, per disturbare le orecchie di un pubblico schiavo di nozioni prestabilite.
Leon Theremin, ricercatore e professore di San Pietroburgo, inventò poco più tardi il primo strumento elettronico, che porta il suo nome. Rob ha dedicato a quest’uomo coraggioso e influente un suo lavoro, compreso nella raccolta di soundtoys di Rob all’URL www.soundtoys.net/a/toy_perps/perp27.html e di cui si parlerà più dettagliatamente nella parte II di questo articolo (che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista). La forza innovativa di questo personaggio, impegnato in numerose ricerche scientifiche, costò a Theremin 50 anni di lavori forzati in un campo di lavoro russo per ordine di Stalin, ma, riacquistata la libertà negli anni Ottanta, non mancò di esibirsi in concerto ormai novantacinquenne e apprezzatissimo.
Uno dei compositori che subirono fortemente la sua influenza fu Edgar Varèse, francese di nascita ma newyorkese d’adozione. Egli inaugurò la sua rivoluzione musicale adottando l’uso di strumenti tradizionali e percussioni combinati in maniere aggressivamente inedite e la proseguì componendo per i nuovi strumenti elettronici, che da tempo sognava e finalmente erano disponibili a partire dalla fine degli anni Cinquanta.
La lista dei personaggi che hanno segnato la storia dell’avanguardia musicale sarebbe così lunga e densa da meritare una trattazione più lunga e dettagliata. In questa sede, basti citare nomi come Arnold Schönberg, primo compositore europeo a mettere in discussione il sistema tonale e inventore del sistema dodecafonico; John Cage, eclettico artista alla ricerca dell’indeterminatezza musicale che spesso affidava all’happening la rappresentazione delle sue opere; Karlheinz Stockausen, epico organizzatore dello spazio sonoro e rigoroso esploratore di archittetture elettroniche; e ancora Pierre Shaeffer, LaMonte Young, David Tudor, Earle Brown, Morton Subotnick, Yannis Xenakis, György Ligeti, Pierre Boulez, Luigi Nono, Luciano Berio, Musica Elettronica Viva, AMM, Frank Zappa.

A scuola di ascolto A proposito della musica “normale”, Rob fa notare come i parametri di “normalità” in questo contesto siano estremamente soggettivi. Per esempio, nella musica tradizionale dei paesi orientali si prediligono sviluppi minimi se non addirittura assenti, mentre in Occidente non sopportiamo ascoltare musica senza progressione, sviluppo e ripetizione. Una volta qualcuno addirittura gli disse che la musica normale deve durare tre minuti e mezzo! Probabilmente, secondo Rob, ascoltando la stessa cosa più e più volte si finisce per accettarla come normalità e quindi più possibilità concediamo al nostro ascolto, dedicandolo anche a generi meno conosciuti, più ampia si fa la nostra percezione della normalità. Tutte le emozioni comunemente evocate dalla musica che prima consideravamo l’unica “normale” possono essere rintracciate anche nella musica diversa che prima ci era estranea. Anzi, potremmo accorgerci che questa suggerisce emozioni più potenti o addirittura scoprire un nuovo modo di provare emozione così come abbiamo scoperto un nuovo modo di usare il suono. Tutto ciò che si deve fare è ascoltare, darsi delle possibilità, insistere per superare l’impatto disorientante iniziale (per quanto anche questo possa essere vissuto come uno stimolo di grande interesse più che come un fastidio di cui liberarsi al più presto), fare dell’ascolto un’attività e non un distratto riempitivo. Dopo aver preso più confidenza con questo genere di musica, si scoprirà inoltre che non è tutta uguale e che si possono sviluppare dei gusti personali all’interno di questa categoria.
Rob descrive come comunque elementi conosciuti come il ritmo e la melodia sono usualmente presenti nella musica elettronica. Il ritmo può essere usato in modo non ossessivamente ripetitivo o non come impianto costruttivo che tenga tutto insieme, alterato solo per segnalare un’imminente modulazione. La melodia potrebbe non essere così elementare e prevedibile da poter essere orecchiata al primo ascolto. Rob porta a esempio la semplice registrazione di una persona che parla. È musica? Se i criteri per stabilire cosa è musica sono concezioni così evolute di ritmo e melodia, la risposta può essere sì, perché possiamo distinguere pattern ritmici e intervalli melodici.
Una delle caratteristiche principali della musica elettronica consiste però nel fatto che, pur mantenendo gli aspetti ritmici e melodici in varie sfumature, tende a dare una maggiore enfasi al “timbro” (il tono o colore di un suono), il terzo e ultimo ingrediente della musica. L’introduzione di registratori su nastro e tecnologie di sintetizzazione del suono nei primi anni Cinquanta ha giocato un ruolo chiave in questa direzione. All’improvviso i compositori hanno avuto accesso ai media che hanno permesso loro di cercare e includere nella loro musica timbri estremi prima inimmaginabili. Oggi le stazioni di lavoro musicali computer-based permettono di sfruttare i tre ingredienti musicali come mai prima. Virtualmente, chiunque sia dotato di un computer può comporre musica, proprio come chiunque sia dotato di un computer può creare un’immagine o chiunque sia dotato di una macchina fotografica può scattare una foto. Comunque, alla fine saranno l’esperienza, l’abilità, il punto di vista e lo sforzo dell’artista, uniti all’estusiasmo e all’apprezzamento di un pubblico, a determinare il valore del risultato. E, ancora dal punto di vista di Rob, fondamentale sarà l’originalità: se è arte di ricerca, deve portare qualcosa di nuovo, suggerire una nuova direzione o un nuovo modo di percorrere strade conosciute.

Ascoltare il silenzio Il silenzio nella musica è vittima di un destino analogo a quello degli spazi vuoti nel materiale grafico o su una pagina Web. Per qualche oscura ragione, siamo educati all’horror vacui e generalmente apprezziamo l’interruzione sonora o visuale solo quando è ridotta al minimo indispensabile per anticipare un elemento che sollevi dalla tensione del vuoto. Nell’ambito del Web Design, hanno provveduto i guru dell’usabilità a sottolineare la differenza tra gli spazi vuoti passivi e gli spazi vuoti attivi, caldeggiando l’uso di questi ultimi per favorire la leggibilità e l’equilibrio degli elementi della pagina.
La stessa differenza tra silenzio attivo e silenzio passivo può essere rintracciata nella musica e a proposito di questo ha speso molti interessanti sforzi il grande John Cage. Impossibile non ricordarlo, immortalato da Nam June Paik, seduto al pianoforte in Harvard Square, suonandolo senza premerne alcun tasto per l’intera durata del brano, 4 minuti e 33 secondi, cronometrando il tempo trascorso e sottolineando persino l’intervallo tra i due tempi con la chiusura della tastiera dello strumento. Il celebre brano, dal titolo appunto 4’33”, è stato anche eseguito in numerose occasioni dal vivo sul palcoscenico (per la prima volta da David Tutor, autore anche di una partitura manoscritta, a New York dinnanzi a un pubblico a dir poco infuriato) e registrato su cd. Oggi si può perfino scaricare da Internet (www.speech.cs.cmu.edu/~sburke/stuff/cage_433.html) e a ogni ascolto si rivela diverso, poiché effettivamente il silenzio non esiste. È infatti praticamente impossibile trovarlo e quando anche riuscissimo, udiremmo il rumore del nostro respiro, della nostra circolazione sanguigna e del battito del nostro cuore, come succede nella camera anecoica, un luogo dove ogni suono, completamente assorbito dalle pareti, non prodce alcuna riflessione.

Vedere il suono Suono e immagine sono due elementi che si sposano molto bene insieme e possono essere usati congiuntamente per ottenere risultati particolari. Si è già parlato della capacità del suono di creare suggestioni che alterano la percezione dello spazio e del tempo. A questo si può aggiungere la capacità dell’immagine di guidare nell’ascolto della musica, sottolineandone alcune sfaccettature.
Sull’inscindibilità di sonoro e visuale si basava l’idea Wagneriana di Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale che integrasse musica, scenografia, movimento, teatro e persino strutture architettoniche adatte ad amalgamare gli elementi dando luogo a un’esperienza immersiva (il celebre compositore fu autore del progetto della Festspielhaus di Bayreuth, che ristrutturò completamente l’uso e la disposizione dello spazio teatrale e il comportamento del pubblico).
La storia delle opere artistiche multimediali, che utilizzassero cioè diverse modalità comunicative dando luogo a esperienze multisensoriali, prosegue poi con Arnold Schönberg, John Cage, Robert Wilson, per citarne alcuni, arrivando fino alle performance e alle installazioni dei giorni nostri.
In ogni caso la buona musica, se ascoltata con attenzione, magari a occhi chiusi, è sempre fortemente evocativa e genera comunque delle immagini, soggettive, più o meno astratte, che fanno dell’ascolto un’attività creativa.

Il coraggio di cercare Per commentare la sua posizione nei confronti della sperimentazione, Rob cita le parole di Mark Twain: “Tra 20 anni sarete più contrariati per le cose che non avrete fatto che per quelle che avrete fatto. Abbandonate la sicurezza del porto, salpate. Esplorate. Sognate. Scoprite”.
Chi si occupa di sperimentazione, oggi come sempre è stato, accetta di rivolgersi a un pubblico ristretto e di non aspirare ai livelli di fama e di ricchezza delle pop star. Ma la ricerca è un daimon interiore di cui non ci si può liberare, che si nutre di innovazione, che non può prescindere dal suo essere “eterologato”.
Le sperimentazioni che si stanno diffondendo oggi su Internet si avvalgono sempre più spesso di effetti e accompagnamenti sonori provenienti da questo ristretto panorama musicale. Inoltre, l’arte dei giorni nostri è sempre più creata con o supportata da apparecchi elettronici e si stanno moltiplicando i festival o gli eventi dove si raccolgono ed esibiscono opere di qualità realizzate in questo modo. Questo probabilmente abituerà le orecchie di spettatori ignari ad accettare la musica non convenzionale. C’è da chiedersi cosa succederà quando, proprio perché per nessuno sarà più così strana e potrà essere normale ascoltarla anche fuori da quegli ambiti specifici, questa musica diventerà convenzionale. Probabilmente sarà già successo qualcosa di nuovo destinato a rimanere di nicchia per alcune decine di anni.

Un esecutore di silicio I lavori per Internet di Rob Wright sono, insieme ad altre interessanti sperimentazioni in questo senso, la dimostrazione del fatto che oggi le macchine possono suonare da sole, senza l’intervento umano. Non si tratta del semplice registrare e riprodurre una sequenza di suoni, cosa che ai suoi esordi fu anch’essa una rivoluzione, ma di fornire una partitura al computer istruendolo a suonarla in maniera creativa. Nell’ambito della musica di ricerca, esiste una grande attenzione per l’improvvisazione e non è infrequente imbattersi in composizioni che sono studiatissime orchestrazioni di interventi improvvisati, a discrezione dell’esecutore all’interno di determinati confini. Software particolarmente sofisticati, che sono anche ambienti di programmazione, come Max/MSP di Cycling74 (www.cycling74.com), permettono di scrivere simili partiture e di darle in pasto al computer, che può suonarle all’infinito generando una musica che non è mai uguale a se stessa. La creatività del computer sta probabilmente nella sua capacità di variare in tempo reale un numero elevato di parametri del suono, ottenendo combinazioni altrimenti inimmaginabili. Ma a volte il suo ruolo può essere anche più semplice e altrettanto efficace. Per esempio, nella sua opera WCM, Wind Chime Marimba, Rob ha voluto creare un paesaggio sonoro naturale, senza inizio, fine o scopo, che durasse “finché soffia il vento”. Le possibilità offerte dal computer hanno consentito a Rob anche di diventare più creativo di quanto non fosse prima. Spesso sono i progressi della tecnologia ad aprire la via alle future possibilità, anche se, Rob tiene a sottolineare, è sempre l’essere umano a essere pieno di risorse, mentre le apprecchiature digitali sono solo mezzi. Anche quando compone per strumenti acustici e ensemble, Rob usa un software di notazione musicale per scrivere le partiture, ottenendo così più velocemente risultati più leggibili. I nuovi media, e in particolare Internet, sono stati la scintilla di un nuovo movimento nel campo dell’arte. Nuovi concorsi, festival e premi istituiti per raccogliere e mostrare lavori realizzati con i nuovi media servono anche a incoraggiare ulteriori esplorazioni in questo campo.

LA MUSICA SU INTERNET

La ricerca oggi condotta per portare i segnali audio e video nelle case via Internet è l’evoluzione di una storia millenaria, in cui confluiscono scoperte tecnologiche avvenute in diversi campi dai tempi dell’antica Grecia. In questa sede non si possono citare che alcuni passaggi relativamente recenti, ma per una trattazione più dettagliata si rimanda ai seguenti siti:
music.dartmouth.edu/~wowem/electronmedia/music/eamhistory.html
www.obsolete.com/120_years/
www.phinnweb.com/history/

Il suono nei fili Elisha Gray, che è stato per poco secondo a Alexander Graham Bell per il titolo di inventore del telefono, è invece conosciuto come l’inventore dei primi strumenti musicali elettronici: il suo Electroharmonic del 1876, altrimenti chiamato Electromusical Piano, era in grado di trasmettere toni musicali attraverso cavi.
Thomas Edison stava sviluppando un dispositivo che potesse registrare segnali e poi riprodurli ad alta velocità per telegrafarli, quando, nel 1877, registrò per la prima volta la voce umana (Phonograph).
Alexander Graham Bell, nel 1880, cominciò a finanziare, insieme a Charles S. Tainter, nel suo laboratorio di Washington, la ricerca di modi di trasmissione e registrazione del suono.
Thaddeus Cahill, nel 1906, costruì il precursore del sintetizzatore, il Dynamophone o Telharmonium, una notevole macchina capace di generare suoni dalla corrente alternata delle dinamo, ma anche di trasmetterli in residenze pubbliche e private usando la tecnologia telefonica.
Nel 1912, venne fondato il movimento Futurista Italiano e i suoi rappresentanti, per inaugurare una nuova epoca di musica che riproducesse il rumore della modernità, inventarono e costruirono strumenti meccanici, gli Intonarumori.
Negli anni Venti, Leon Theremin inventò l’Aetherophone (poi in suo onore chiamato Theremin o Thereminovox).
Negli anni Sessanta, Morton Subotnik, insieme all’ingegnere Donald Buchla, creò, al San Francisco Tape Music Center, uno dei primi sintetizzatori analogici portatili.

Il suono sul Web La visione prospettica del passato e le veloci ricapitolazioni della storia rischiano sempre di dare l’impressione che il tempo attuale sia estremamente dilatato e i progressi molto più lenti. Oggi il World Wide Web è di uso tanto comune che il fatto che continui a essere per lo più una sorta di luogo tranquillo, spesso più simile a una bibilioteca pubblica che a un’esperienza multimediale integrata, secondo l’efficace descrizione di Rob, provoca una certa frustrazione. Internet non è in effetti propriamente muto, ma la relativa lentezza del trasferimento di dati generalmente incontrata ha precluso l’uso di file audio dalla maggior parte dei siti Web che volessero invece avvalersi abbondantemente del supporto musicale. Molti utenti pagano ancora ogni minuto del tempo trascorso online e, come conseguenza, la musica su Internet è spesso vista come un lusso dispendioso. L’audio e più ancora il video sono i contributi cui tipicamente i Web Designer rinunciano, se sperano in visite frequenti e regolari ai loro siti. Oppure, se sono determinati a includere ingredienti musicali, si trovano costretti ad ardue decisioni che privilegino l’efficienza a discapito della qualità. Prima dell’avvento di Flash, chi si ostinava a inserire dell’audio nei siti HTML, rinunciando ai formati tradizionali troppo pesanti, era costretto a ricorrere allo standard MIDI. Questo, infatti, permette di ottenere file molto snelli che non influiscono significativamente sul tempo di download del siti: si tratta infatti solo di istruzioni, come se fosse una partitura, che sono interpretate dal computer ricevente. In realtà, senza la conoscenza delle esatte specifiche dell’equipaggiamento dell’utente finale, non si può mai essere completamente sicuri di se e come il risultato sarà udito e il rischio è che sia facilmente piuttosto sgradevole. Un’altra opzione può essere l’utilizzo di brevi segmenti di audio digitale compresso eseguiti in loop, ma, sebbene questa possa rivelarsi adeguata in alcuni casi, spesso finisce per stancare anche le orecchie più tolleranti. Fondamentalmente questo espediente è ancora oggi utilizzato per creare i background sonori dei siti realizzati in Flash, ma aggiungendo la possibilità, per l’utente, di spegnere l’audio o di regolarne il volume. Inoltre, un altro trucco importante per evitare di innervosire l’utente può consistere nella scelta di segmenti audio non caratterizzati da un ritmo martellante, ma che invece creino un ambiente sonoro. Usare segmenti più lunghi e variegati di audio digitale andrebbe a condizionare l’importante tempo di download. Ci sono altre possibilità, come i file MOD, la cui tecnologia offre l’efficienza del MIDI coniugata a piccoli campioni audio personalizzati, o si può stabilire una connessione aperta attraverso la quale si può inviare un continuo flusso di dati audio (streaming QuickTime, RealAudio). Ma, perché questo metodo funzioni in modo soddisfacente, si può inviare solo un formato molto compresso del suono originale che tende a ridurre l’intervallo di frequenze eliminando quelle che, secondo la psicoacustica, sono meno percettibli dall’orecchio umano.

Il suono MP3 La tecnologia comunque continua a progredire e certamente l’industria musicale ha l’obiettivo di utilizzare Internet come mezzo di distribuzione del suono (così come di altre forme di intrattenimento). Un notevole passo avanti, anche se non certamente l’ultimo, è stato l’introduzione dell’MP3, uno standard di compressione audio a bassa perdita di qualità che riduce enormemente la dimensione dei file mantenendone l’alta fedeltà. Il supporto a questo formato è stato immediatamente introdotto all’interno di Flash, aumentando le possibilità di utlizzo dell’audio all’interno dei siti Web. In ogni caso, volendo mantenere una fedeltà all’originale che sia accettabile (ma non del tutto per le orecchie e gli impianti più professionali), la compressione di un file audio stereo a 160 kbps dà origine a una quantità di dati pari grossomodo a 1 MB per 1 minuto di musica. Pur essendo quasi 1/10 di un file audio stereo non compresso, è ancora troppo per la Rete. Diverso è il discorso per gli effetti sonori da allegare ad esempio a un pulsante o un’animazione: in questi casi il file, generalmente mono, può essere anche maggiormente compresso.

NELLO STUDIO DI ROB

La vita professionale di Rob è quindi attualmente accompagnata dal computer, figura centrale per le sue capacità di essere mezzo, obiettivo, dimensione. Anche il suo privato, come quello della maggior parte delle persone che abitano nei paesi industrializzati, è permeato di tecnologie che finiscono per influenzare la mentallià e lo stile di vita. Il tentativo di Rob, in questo contesto, è di mantenere l’equilibrio che sta tra l’accettare di far parte di un’epoca vivendone i progressi e il saper tenere sotto controllo le loro tendenze disumanizzanti. Un’impresa non facile ma che, per i figli del XX secolo, gode ancora di qualche speranza.

Rob compositore Il tempo che Rob dedica ai suoi lavori personali è molto, talvolta, a suo avviso, persino troppo, nel senso che quando lavora a un progetto che lo coinvolga davvero tende a non occuparsi di altro (“Non ho ancora imparato l’arte del multi-tasking!”, si rimprovera scherzosamente). Questo totale assorbimento è frutto anche della perenne e instancabile disponibilità della macchina. Quando compone musica con e per il computer anziché per gruppi di musicisti, Rob può riascoltare molteplici volte il suo lavoro o parte di esso alla semplice pressione di un pulsante, senza dover organizzare e fissare le prove con gli esecutori. Se questo modo di lavorare da una parte è decisamente comodo e produttivo, dall’altra favorisce eccessivamente l’ipercritica: spesso, dopo aver speso ore o giorni su appena pochi secondi di materiale, li elimina insieme alle idee che li hanno generati grazie a un facile “Quitting without Saving”. Rob ha suonato uno strumento per molti anni, ma attualmente i suoi sforzi sono concentrati sulla composizione, che trova più gratificante, anche se talvolta gli manca il brivido dato dall’essere parte di una live performance.

Rob fruitore Rob riserva sempre del tempo per ascoltare o guardare il lavoro di altri: questo gli consente di procedere sul sentiero infinito dell’imparare e di trovare stimoli per nuove e possibilmente interessanti creazioni. In ambito musicale, a livello professionale Rob nutre ammirazione per i compositori che hanno osato essere diversi a dispetto delle rigide convenzioni, come ad esempio Debussy, Shönberg, Stravinsky, e per quelli che hanno introdotto nuove modalità compositive, come Ives, Cage, Varese, Schaeffer, Stockhausen e tanti altri. Inoltre, gli piace ascoltare la new/modern music (contemporary, avant-garde), in particolare la musica elettroacustica, che mantiene la dimensione della performance con un esecutore reale, ma allo stesso tempo si avvale di nuove tecnologie. A suo avviso, la sua capacità di apprezzare la cosiddetta musica “High-Art” è frutto del tempo che ha dedicato a tentare di capirla.

Rob professore Rob insegna attualmente presso l’Università di Hertfordshire. Secondo lui, la lezione più importante è “Come imparare”. L’insegnamento più efficace non consiste nel bombardare gli studenti con idee, fatti e nozioni, ma nell’incoraggiarli a trovare il proprio modo di imparare, a prendere possesso dell’importante processo di apprendimento, in modo che la crescita possa proseguire anche al di fuori degli spazi specifici a essa dedicati. Il percorso didattico proposto da un musicista che apprezza chi ha sempre coraggiosamente esplorato strade originali e innovative non può che essere incentrato su una spinta verso la libertà creativa e la ricerca personale.

Rob flasher Rob utilizza innumerevoli software per il suo lavoro. Tra questi, quelli da tenere sempre a portata di mano sono Digidesign, MOTU, i pacchetti Macromedia e Adobe. Volendo sviluppare opere da diffondere sul Web, per ovvie ragioni ha scelto come strumento Flash, un prodotto che gli ha permesso di realizzare praticamente tutto quello che aveva in mente. La semplicità d’uso e la velocità con cui si raggiungono gli obiettivi ha fatto di Flash il mezzo ideale per le sperimentazioni di Rob. La programmazione è inoltre per lui un’attività creativa, una veloce successione di soluzioni di problemi che si presentano secondo un flusso costante. Un buon esercizio per la mente, quindi, gratificante quando le cose vanno per il verso giusto, anche se incredibilmente irritante quando un nodo non riesce a sciogliersi. Purtroppo Flash non dispone di funzioni molto avanzate per il trattamento dell’audio, a differenza per esempio di Director, per cui Rob deve limitarsi alla manipolazione di proprietà di base come volume, bilanciamento, avvio, arresto, ripetizione ciclica. L’introduzione di Flash ha rappresentato un punto di svolta nella storia del Web, anche dal punto di vista di chi non si occupa di design o programmazione. Quando Rob sentì parlare per la prima volta del World Wide Web‚ immaginò subito che potesse essere un’esperienza simile alla televisione, ma arricchita da un maggior numero di scelte e dall’interattività. Invece, per quanto fosse una fonte incredibilmente generosa di informazioni, per lui fu una vera delusione. Fu Flash a trasformare la semplice navigazione su Internet in una vera e propria esperienza.

Rob creatore per il Web Rob è stato presto affascinato dall’idea di condividere nuovi lavori musicali, installazioni, sperimentazioni e strumenti appositamente concepiti per Internet, un medium senza ostacoli di natura commerciale che apre alla facile fruizione da parte di un’audience di vastità mondiale materiali che altrimenti sarebbero rivolti solo a una minoranza locale. Trattandosi inoltre di un medium giovane, specialmente nel suo ruolo di luogo di intrattenimento e diffusione artistica, la sfida di creare nuove opere adeguate al supporto e allo stesso tempo interessanti ha solleticato la creatività di compositori e tecnologi della musica, così come di designer, pittori, disegnatori, animatori, che si sono lanciati nella scommessa. In questo frizzante panorama si colloca il contributo di Rob, caratterizzato dal tentativo di sfidare i limiti delle attuali possibilità e dall’entusiasmo dato dall’essere spettatore e partecipe di un processo ancora in via di definizione. La sua ricerca sulle potenzialità di Internet come veicolo di trasmissione di applicazioni musicali o, dati gli attuali limiti imposti dallo stato dell’arte delle tecnologie interessate, sulla percorribilità di questa strada, è cominciata con la realizzazione di alcuni semplici sperimentazioni, alcune delle quali sono state pubblicate sul sito spnm (www.spnm.org.uk). Rob, che guarda sempre al futuro con un occhio interessato all’evoluzione, sente che la sua ricerca è ancora ampiamente ai primi passi e che non può non tenere il passo con i progressi che migliorano di giorno in giorno le potenzialità dei mezzi. Non intende, infatti, investigare i metodi in cui i lavori musicali esistenti potrebbero essere diffusi via Internet, ma esplorare le attuali tecnologie e le loro opzioni in modo creativo, inventando strategie per la composizione, costruendo strumenti interattivi adatti a questo nuovo medium. La sua attenzione per la leggerezza dei file finali rientra perfettamente in questo quadro dove il contenitore stabilisce la forma e le dimensioni del contenuto creativo. I suoi lavori rientrano nella categoria dei cosiddetti “Soundtoys”, giocattoli sonori, una nuova etichetta coniata per comprendere molte nuove forme di arte elettronica, come ambienti interattivi, giochi, risorse didattiche, sperimentazioni di generazione di suoni e praticamente qualunque cosa coniughi gli aspetti sonori e visuali delle nuove tecnologie che viaggiano attraverso Internet. E proprio su www.soundtoys.net, sito da visitare veramente in ogni angolo, sono pubblicate le opere per il Web di Rob (www.soundtoys.net/a/toy_perps/perp27.html). Rob continua a seguire con attenzione, ora più che mai, l’esistente e sempre più sviluppata ricerca attualmente condotta in questo campo.

I SITI CONSIGLIATI DA ROB WRIGHT

www.spnm.org.uk, un luogo di incontro, scambio e promozione rivolto a sperimentatori e appassionati della new music

www.soundtoys.net, un’ottima risorsa che raccoglie i lavori sperimentali di chi cerca di superare i confini del multimedia sulla Rete

www.virtual-fx.net, dove reperire utili tutorial online

ANALISI DEI SOUNDTOYS DI ROB WRIGHT

Le sperimentazioni di Rob si avvalgono della tecnologia Flash per offrire contenuti Web ricchi manenendo ridotte le dimensioni dei file e garantendo la compatibilità con le diverse piattaforme.
La Rete, un perfetto mezzo di diffusione, informazione, collaborazione e scambio tra macchine e individui a dispetto della loro collocazione geografica, è utilizzata da Rob esclusivamente come mezzo di distribuzione più ampio, veloce ed economico, ma non ci sono ragioni per cui i suoi lavori non possano essere passati per esempio su floppy disk, date le loro dimensioni contenute.

WCM: Wind Chime Marimba Si tratta di un motore di composizione infinita che non necessita dell’interazione dell'utente. Una volta completamente scaricato il file, il movimento casuale e la conseguente collisione di diversi oggetti grafici genera un output musicale. Ognuno di questi oggetti ha un ruolo ben preciso all’interno della composizione.
I 12 oggetti ‘Nota’, i cerchietti marrone chiaro che rappresentano i pitch di un'ottava cromatica, avviano i campioni sonori ogni volta che si scontrano con il più grande oggetto 'Trigger', la nota nel cerchio.
La posizione della dinamica stereofonica e il volume sono determinati dalle rispettive coordinate X e Y di ogni collisione. Quindi se per esempio una collisione avviene nell'angolo in basso a destra del monitor, il campione generato si ode a bassissimo volume e solo nello speaker destro. Un suono prodotto nella parte centrale in alto dell’area di collisione sarà invece al massimo del volume e perfettamente bilanciato nelle due casse.
Quando una collisione avviene all'interno della ‘Roll-Area’, rappresentata da un quadrato azzurro che si muove continuamente, si attiva un tremolo.
L'oggetto ‘Repeat’, attivato dal contatto con l'oggetto ‘Trigger'’, produce un effetto eco.
Gli oggetti ‘Accel.’ e ‘Rit.’ alterano la velocità dell'oggetto 'Trigger' a seguito del contatto con esso e possono in questo modo modificare significativamente la densità della musica.
Gli oggetti attivi diventano di colore rosso e questo loro stato dura un tempo predeterminato.
Nella ‘Display-Area’ sulla destra viene scritta, man mano che si svolge, la partitura generata dai suoni e compare il nome dell’effetto attivo.
Rob ha pensato questa composizione come un progetto aperto, di cui siano possibili molte applicazioni e futuri sviluppi. Sarebbe possibile, ad esempio, estendere le regole o introdurre ulteriori timbri per ottenere risultati più vari e meno aleatori. Una possibile applicazione potrebbe consistere anche nel fare del tutto a meno del contenuto visuale e utilizzare il motore come generatore di colonne sonore di sottofondo sempre diverse per un sito Web. A Rob però piace molto l'idea di mostrare alla gente il meccanismo al lavoro e immaginare gli spettatori che cercano di prevedere cosa accadrà osservando i movimenti dell'oggetto ‘Trigger’.

CLARA: Internet Instrument Questo progetto è un omaggio al Theremin e prende il titolo da Clara Rockmore, una virtuosa di questo strumento.
Il Theremin (chiamato anche Aetherophone o Thereminovox) è uno strumento elettronico creato dallo scienziato russo Leon Theremin nel 1917 e ancora oggi estremamente affascinante. Si suona infatti senza toccarlo, avvicinando e allontanando le mani dalle antenne di cui lo strumento è composto producendo un forte effetto coreografico.
Nel lavoro di Bob Wright, il Theremin può essere suonato con i movimenti del mouse. Come nello strumento originale, il movimento della mano destra, che si sposta a seguito dei movimenti orizzontali del mouse, controlla l'altezza regolandola in base alla distanza dall’antenna verticale. La nota prodotta può essere controllata grazie alla linea rossa che compare sulla tastiera virtuale.
La mano sinistra, invece, che si muove secondo gli spostamenti del mouse lungo l'asse verticale, controlla il volume allontandosi o avvicinandosi all’antenna orizzontale.
A differenza dello strumento originale, che ha approssimativamente 4 ottave, qui l'intervallo è stato ridotto a 3 ottave.
Nel file è possibile provare a suonare lo strumento scegliendo ‘Test’, oppure registrare il movimento delle mani e riascoltare la melodia da esse prodotta.

VDS: Virtual Drum Skin Con questo progetto, Rob ha voluto sviluppare un ambiente divertente che consentisse di esplorare i pattern ritmici. L’utente può lanciare dei ‘granelli’ su tamburi virtuali con toni diversi, controllando e regolando a suo piacere i parametri che determinano l'output attraverso gli appositi slider.
Per quanto riguarda i granelli, si possono modificare il loro numero, la velocità iniziale del lancio, la forza di gravità che li attrae, l’angolo di rilascio.
Dei tamburi si possono regolare la dimensione e la tensione della pelle.
Infiine è possibile impostare anche alcuni ‘casualizzatori’ che Rob ha chiamato ‘Stability’.
Oltre all’uso degli slider, l’ambiente è personalizzabile anche trascinando i tamburi in posizioni a piacere, mentre il punto di partenza dei granelli è stabilito dalle coordinate del mouse al momento del clic.

FPP: Flash Player Piano Questo lavoro è simile a Wind Chime Marimba, nel senso che si tratta di una composizione infinita di musica aleatoria studiata per Internet impiegando un motore di composizione basato sul computer. Qui, però, Rob ha tentato una rappresentazione tridimensionale (adattando un codice tratto da Pavel Kaluzhny, ‘Flash Math Creativity’ - ISBN 1-903450-50-0), dove l’utente ha un margine di possibilità di intervento.
Ognuna delle 6 facce interne del cubo rappresenta una nota di piano di diversa altezza. Le sfere contenute nello spazio tridimensionale si muovono continuamente e quando collidono con le pareti del cubo avviano i campioni di piano (o occasionalmente campioni di basso casuali).
Se una sfera entra in collisione con un’altra sfera , la corda cambia.
Ampiezza e bilanciamento derivano dalle coordinate X e Y della collisione.
Fecendo clic sui pulsanti freccia nell'angolo in alto a destra, l’utente può far ruotare il cubo o bloccarne il movimento mentre la composizione continua a essere generata in tempo reale.
L'introduzione della terza dimensione (z) potrebbe permette il controllo dinamico di un’altra proprietà udibile in aggiunta a bilanciamento e volume, ma per il momento questa funzione non è stata implementata.

PATTERN CHAIN: Internet Instrument Si tratta di un divertente strumento virtuale che l’utente può suonare controllando alcuni parametri che modificano l'output.
I pattern musicali generati sono basati sul movimento fisico di una catena di oggetti che simula le proprietà di una molla o di un elastico, a seconda della scelta dell’utente tramite il primo pulsante in alto della colonna a destra.
Per avviare un pattern, l’utente trascina e rilascia uno degli oggetti ‘colpitori’, di cui può impostare il numero da 1 a 12 nell’apposito campo di testo.
Gli oggetti, rappresentati graficamente dai cerchietti rossi, iniziano a oscillare sui tasti di uno xilofono virtuale. Al movimento di ognuno di loro è legato il movimento di tutti gli altri.
Ogni volta che viene generato un suono, compare una piccola linea verde in corrispondenza della nota prodotta.
Gli oggetti ‘colpitori’ si muovono lungo l’asse verticale, ma, sempre in base al tipo di trascinamento avvenuto all’avvio, oscillano anche orizzontalmente. L’oscillazione orizzontale può essere inibita facendo clic sul secondo pulsante di toggling.
Gli oggetti di default generano il suono sia scendendo sullo xilofono, sia uscendone, ma l’utente può scegliere di utilizzare come evento trigger solo l’ingresso sullo strumento utilizzando il terzo pulsante della colonna a destra.
L’utente può inoltre attivare o disattivare l’esecuzione infinita facendo clic sul pulsante più in basso della colonna.
Lo strumento ha 3 ottave e i pattern risultanti possono essere scritti sulla partitura in tempo reale, selezionando il pulsante con la chiave di violino posizionato nell’angolo in alto a destra del monitor.

Audio Localisation for Flash Questo lavoro sulla spazializzazione sonora è stato creato appositamente da Rob come demo o strumento didattico e chiama in causa molte funzionalità di Flash che riguardano l'uso del suono. Può essere facilmente adattato per molti usi differenti, per esempio un gioco o un'installazione, dove l'utente possa vagare come in una galleria musicale virtuale, scegliendo di ascoltare musica per un po' o di passare oltre e esplorare dell'altro.

Direzioni future Il passo che Rob si è proposto di fare nei prossimi progetti è introdurre una comunicazione a due vie, come uno scambio con un server o, meglio ancora, tra utenti. Sfruttando le grosse potenzialità fornite dalle attuali tecnologie sviluppate in questa direzione, i progetti di Rob possono diventare più strettamente legati al fatto di risiedere su Internet. Potrebbe trattarsi di ambienti multiutente che permettano a molte persone contemporaneamente di collaborare, discutere, ascoltare e interagire con un nuovo lavoro mentre questo viene generato.
La diffusione delle sue opere, da parte di Rob, è anche spinta dalla volontà di stimolare discussioni su questo interessantissimo argomento, di raccogliere il feedback di colleghi e spettatori, di suggerire e ricevere stimoli per nuove sperimentazioni.
Rob utilizza come luogo di riferimento il sito www.spnm.org.uk, cui invia regolarmente le sue nuove ricerche man mano che nascono, ed è sempre disponibile a vedere e godere esperimenti fatti da altri.



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