Barbara Sansone
web design & multimedia

MORSI DALLA SUSPENCE:

Adam Phillips è un disegnatore australiano, che ha lavorato per 12 anni come animatore di effetti speciali per la Disney e cui piace raccontare e ascoltare storie di paura: un personaggio intrigante che si esprime in cortometraggi ad alta tensione.


Il vincitore della categoria Cartoon al Flash Forward Film Festival di New York del 2003 fu un cortometraggio molto appassionante che rivelò immediatamente il talento registico del suo autore, Adam Phillips. Si trattava di hitchHiker, una storia in due prti che si può vedere sul sito Bitey Castle, all’Url http://www.biteycastle.com. Questo film è interessante per numerosi motivi.


Tutti sanno, anche solo grazie al loro ruolo di fruitori, che una storia per essere interessante non deve solo essere bella, ma soprattutto deve essere raccontata bene. I tempi con cui si dipanano gli accadimenti, i toni con cui si svelano i dettagli, l’accento che si mette su alcuni particolari piuttosto che su altri possono cambiare radicalmente l’effetto della narrazione e condizionare profondamente l’attenzione e la soddisfazione dell’ascoltatore. In un prodotto audiovisivo, tutto ciò si traduce in un uso accorto delle inquadrature, degli effetti sonori, della luce, del montaggio. Questi elementi, in aggiunta o in sostituzione delle sole parole di una narrazione scritta o orale, devono creare un’atmosfera che suggestioni il pubblico e guidare le sue emozioni generando meccanismi di identificazione e aspettative. Le aspettative dell’audience devono essere talvolta soddisfatte (la tensione sale perché ci si aspetta che succeda qualcosa e quindi qualcosa a un certo punto deve succedere) e talvolta tradite (quello che succede non è detto che sia quello che si pensava), per creare un effetto sorpresa e non lasciare l’impressione di una banale prevedibilità. Tutto ciò deve essere particolarmente forte in un cortometraggio, perché c’è meno tempo a disposizione dello sviluppo narrativo.

Adam si rivela subito, in questo film, un abile manipolatore di ogni dettaglio al fine di rapire il pubblico coinvolgendolo profondamente nella storia. Il fatto che si tratti solo del terzo film in Flash da lui realizzato fa seriamente sospettare che questa capacità sia qualcosa che non è mai stata acquisita, ma che ha sempre fatto parte della sua personalità. Una visita alle altre sue storie, raccontate attraverso l’animazione o semplicemente con il testo, rivelano infatti il personaggio Adam Phillips, che forse è ancora più intrigrante delle sue stesse narrazioni.

Regia naturale

Ciò che subito emerge dalle storie di Adam è il fatto che egli abbia subìto, interiorizzato ed elaborato le suggestioni dategli da ambienti naturali incontaminati, circondati da un’aura di magia e di leggenda. E infatti Adam è nato e cresciuto in Australia, per lo più in zone rurali, dove sia lui che suo padre lavoravano. L’immagine suggerita dall’atmosfera delle sue narrazioni è quella di paesaggi indisturbati dall’edilizia umana, se non per via di rare e discrete fattorie, dove regna un silenzio macchiato di vento e suoni di animali. Gli esseri che popolano questi campi, queste foreste, queste montagne sono fate e folletti, lucciole e gufi, streghe e diavoletti, animali fantastici e misteriosi uomini solitari. Protagonista è spesso la notte, momento in cui ciò che raccolgono i sensi è amplificato dall’espansa ricettività del proprio universo interiore.

Adam è cresciuto vagando in solitudine in questo mondo permeato di favola, condividendo le sue suggestioni con poche altre persone che ne erano altrettanto condizionate. Molte sue storie sono infatti racconti provenienti da membri e amici della sua famiglia (la trama di hitchHiker, per citarne una, è un fatto realmente accaduto a un collega di lavoro di suo padre) o leggende che circolano nelle zone più desolate di quell’affascinante parte del mondo dove egli vive. Adam garantisce che siano veri i fatti a lui accaduti e non vede perché non dovrebbero esserlo quelli raccontatigli dagli altri. Per quanto siano incredibili, poco importa, in realtà, se le sue storie siano vere oppure no. Nel momento in cui a qualcuno piace raccontare qualcosa che a qualcun altro piace ascoltare, non è particolarmente rilevante se sia accaduto nella realtà o se sia stato frutto di fantasia, suggestione o illusione ottica. La storia esiste, circola, piace; regala emozione, evasione, coinvolgimento; in qualche modo ha inciso sulla vita di chi l’ha vissuta e in qualche modo incide su quella di chi l’ascolta.

Sogni e carriera

Adam lasciò la scuola nel 1987 per entrare come Junior Graphic Artist in una piccola società di arti grafiche. Successivamente, lavorò per lo più in cucine, fabbriche e fattorie, viaggiando attraverso l’Australia perennemente in cerca di occupazione.
Nel 1993, mentre lavorava in una fattoria, spedì alcuni suoi disegni al Walt Disney Animation Studio di Sydney, sperando di ottenere un’assunzione. I suoi lavori piacquero molto e, dopo una serie di esami di disegno, ad Adam fu offerta la possibilità di cominciare a lavorare come apprendista inbetweener. Il ruolo dell’inbetweener è lo scalino iniziale della carriera dell’animatore. L’animatore disegna le bozze chiave del movimento del personaggio, l’assistente animatore le ripulisce e l’inbetweener aggiunge i disegni tra le pose chiave per creare movimenti morbidi. Fondamentalmente, questa figura professionale fa a mano quello che i software di animazione, come Director o Flash, fanno da soli nel processo chiamato interpolazione (in inglese tween o inbetween, appunto). Nel 1994, Adam divenne disegnatore di effetti speciali e come tale si occupava di creare effetti bidimensionali animati come acqua, polvere, fumo ed effetti di magia. Due anni più tardi fu promosso supervisore degli effetti speciali e rivestendo questo ruolo diresse un team di animatori per tre anni. Partecipò anche alla realizzazione di lungometraggi del calibro de Il Re Leone e Aladdin.

Nel 1998 scoprì Macromedia Flash e subito desiderò fare qualcosa di importante utilizzando questo strumento. Poiché il lavoro non gli lasciava molto tempo libero, rinunciò alle responsabilità del ruolo di supervisore per diventare un Senior Effects Animator. Quindi cominciò a studiare sodo per imparare a usare Flash, su cui trasferì le sue conoscenze di animazione tradizionale in due dimensioni, e costruì un piccolo sito Web, http://www.chluaid.com. Il primo film d’animazione che realizzò con Flash, Pokies, ha ancora e avrà sempre un posto speciale nel suo sito, perché dimostra quanto Adam sia arrivato lontano. Da allora è passato qualche anno: sul suo attuale sito Web, Bitey Castle (http://www.biteycastle.com), che Adam si occupa di mantenere e aggiornare regolarmente, ci sono ormai 9 film e 8 storie.

Adam ha recentemente scritto un capitolo sul libro Flash MX: Most Wanted Effects and Movies, pubblicato da Friends of ED (http://www.friendsofed.com), e sono previsti molti altri suoi interventi nel campo dell’editoria.

Attualmente sta lavorando a una serie di corti d’animazione dal titolo Brackenwood, con l’obiettivo di proporla inzialmente sul suo sito Web per cercare poi di venderla a un network televisivo. Alcuni episodi, tra cui Bitey of Brackenwood grazie al quale Adam ha vinto il secondo premio ex-aequo all’edizione di The greatest Story Never Told in California nel marzo 2004, sono già pronti e visibili sul sito. Bingbong of Brackenwood è inoltre stato selezionato come finalista nella sezione Cartoon del Flash Forward Film Festival 2004 di San Francisco (http://www.flashforward2004.com/).

Adam ha anche scelto di fare il grande passo e abbandonare la Disney, per potersi dedicare a tempo pieno a progetti personali. Tra questi, un sito altamente innovativo specialmente per quanto riguarda le modalità di navigazione, che sta realizzando con l’aiuto del guru di Flash Sham Bhangal. I due stanno anche scrivendo un libro che racconta la nascita e lo sviluppo del progetto a mano a mano che lo portano avanti.

Intervista ad Adam Phillips

- Tu sai raccontare molto bene le storie, attraverso i disegni ma anche solo con le parole, e creare personaggi affascinanti. La tua vita personale ha influenzato molto il tuo stile e i contenuti dei tuoi lavori?

Spesso, quando sono con gli amici intorno a un fuoco o passeggiando nella notte in un bosco, loro mi chiedono di raccontare una storia, nuova o vecchia che sia, cosa che amo molto. Mi piace particolarmente trovarmi nella situazione in cui racconto una storia di paura e tutti sono in silenzio, ascoltando solo la mia voce nel buio. Questo mi piace di Internet: sono a casa tua, a raccontarti una storia.

- Sei davvero questo ragazzo solitario e misterioso (rappresentato da un ragno) o solo un personaggio che hai inventato per te? Conosciamo anche un Adam che sa far ridere, come in The Wish o in Night Shift; divertirsi con gli altri, dai racconti dei tuoi incontri al Flash Forward Film festival; essere ironico, come dimostrano le tue risposte divertenti a certi commenti un po’ sciocchini che arrivano sul tuo sito...

Sono un solitario? Quando ero più giovane, mi piaceva molto la solitudine, per cui andavo via da solo per uno o due giorni e pensavo molto. Ora ho alcuni ottimi amici e mi piace incontrarli e uscire per bere o mangiare qualcosa con loro, ma spesso sento il bisogno di stare in solitudine, senza nessuno intorno.

- Il protagonista di hitchHitker e Pokies è un autoritratto? Se sì, che cosa ha di te?

Sì, sono io. Lo ho usato in hitchHiker, Pokies e nightShift perché so disegnare la mia faccia e quindi non c’era bisogno di inventare un nuovo personaggio. Lui ha i miei occhi, le mie sopracciglia e i miei capelli.

- L’uomo grande e barbuto di hitchHitker è stato ispirato dal grande volto che tua madre vide quella notte sulla strada mentre guidava, come racconti in The Face?

È buffo, non ci avevo mai pensato... Probabilmente hai ragione, perché mia madre una volta ha disegnato l’immagine della grande faccia che vide sulla strada. Forse, inconsciamente, ho associato questa immagine con le grandi spaventose persone che si incontrano nei luoghi sperduti.

- Le tue storie cariche di suspense ricordano il film “The Blair Witch Project”: ambienti naturali, nessun effetto speciale, linee semplici, una strana e misteriosa atmosfera, molta paura, un’insostenibile tensione, persone fragili normali e smarrite costrette a essere coraggiose. Ti è piaciuto quel film? Cosa hai apprezzato di più?

Mi piacciono gli ambienti naturali, perché sono pieni di vita e di silenzio. Alcune persone che conosco li trovano spaventosi, ma a me piacciono molto. Credo anche negli spiriti della foresta, nelle fate e nei folletti (sto preparando una nuova storia per il mio sito dal titolo Footprint). Alcuni anni fa vivevo ai piedi di una montagna dove c’era una bellissima foresta. Ogni giorno, dopo il lavoro, salivo a camminare sulla montagna, dove sedevo su una roccia o un tronco finché faceva buio e rimanevo ad ascoltare i sospiri degli alberi e i suoni degli animali (e in estate, a spiaccicare le zanzare). Questo mi manca molto adesso, perché vivo in città.
Penso che The Blair Witch Project sia un film eccezionale. È tutto quello che voglio fare con i miei filmati: il racconto di una storia terrificante senza l’uso di alcun trucco. Spendere milioni di dollari non fa una storia avvicente o credibile: ecco perché i film low-budget ottengono molta attenzione quando sono ben scritti, diretti e recitati.

- Quello che più colpisce nei tuoi lavori è che sei un ottimo regista. Con pochissimi dettagli (nei film d’animazione come nei testi), riesci a creare immagini efficaci e atmosfere suggestive. Come hai imparato a raccontare così bene le storie usando media differenti? Lavorando per la Walt Disney Company? Leggendo libri? Guardando film?

Parlavo di questo con un amico poco tempo fa. Non ho studiato per imparare a raccontare le storie o girare un film: quando mi cimento in tutto ciò faccio semplicemente quello che sento. Se il risultato non mi piace, non lo pubblico. Di solito, quando sono contento di una storia o un filmato e lo propongo all’audience, in effetti poi funziona.
L’ispirazione ha sicuramente un ruolo importante, ma io non guardo molta televisione e non ascolto la radio. Leggevo molti libri sul treno andando e tornando dal lavoro, poiché ci impiegavo ogni giorno circa tre ore. Leggevo in particolare Raymond E. Feist, uno scrittore fantasy molto famoso in America.
Le mie fonti di ispirazione più affidabili sono la musica e qualche volta i sogni, che portano le immagini e i sentimenti alla superficie, ispirandomi a creare.
Non ho un regista o uno scrittore preferito. Chiunque attiri la mia attenzione per per un po’ di tempo è qualcuno da cui posso imparare qualcosa.

- Cosa sogni quando dormi? E quando sei sveglio?

Quasi ogni notte sogno di volare e solo ogni tanto di litigare con qualcuno.
Durante il giorno c’è sempre qualcosa di nuovo che occupa la mia mente. Ultimamente penso molto a: il mio gatto Floyd, morto recentemente; la mia serie Brackenwood, di cui sto scrivendo gli episodi e disegnando i personaggi; nuove idee per i miei prossimi libri su Flash; imparare a usare nuovi software, come After Effects e Maya; inventare un codice segreto; magneti ed energia gratuita, come quella solare: un giorno mi piacerebbe che la mia casa fosse alimentata da simili fonti energetiche.

- Puoi suggerirci le regole da seguire per riuscire a raccontare una buona storia nel modo più semplice, diretto ed efficiente, a ottenere una buona sceneggiatura e una buona regia per i nostri lavori Flash?

Assicuratevi che il vostro pubblico non si annoi MAI. In ogni fotogramma del filmato, assicuratevi che ci sia SEMPRE qualcosa che valga la pena guardare.
E ricordatevi che un filmato Flash necessita di una regia e racconta una storia anche quando è solo un menu o un sito commerciale, poiché può ritrarre o evocare sentimenti e emozioni come qualsiasi altro filmato, attraverso il tema, i suoni, l’atmosfera, gli elementi visuali, i pulsanti.

- Come si genera una grande suspense?

Molta della suspense generata dai mei filmati ha a che fare con il contesto. La suspense si genera dopo un periodo di tempo, sviluppando i personaggi e la situazione di fronte al pubblico. La suspense comincia quando il pubblico SENTE che sta per succedere qualcosa. Più ci impiega questo qualcosa a succedere, più si alza la tensione.
Ho ottenuto la suspense in hitchHiker ritraendo l’omone barbuto come potenzialmente pericoloso, una specie di bomba a orologeria. Uno zoom della camera quasi impercettibile sul suo viso e in particolare sui suoi occhi fa sospettare che costui stia pensando il peggio. Questo espediente genera momenti di intensa paura e incertezza. L’uomo spaventoso diventa in ogni scena sempre più terrificante e il pubblico si aspetta sempre più che stia per succedere qualcosa di grosso. Quando, alla fine, questo qualcosa succede (la scena dell’inseguimento), la gente è sull’orlo della sedia, gridando: “Corri, corri! salvati la vita!!!!”.
Anche la musica, l’illuminazione e l’angolatura della camera possono essere strumenti molto efficaci per creare la suspense.

- Secondo te, quale ruolo gioca il suono in un filmato Flash? Quanto è importante al fine di creare un’atmosfera? E il colore?

Il suono innalza istantaneamente il livello di capacità di intrattenimento di un filmato. Quando è ben fatto, il suono è un ingrediente del raccontare una storia importante quanto gli altri. È come una squadra di football. Tutti i giocatori fanno vincere la squadra, ma ci sono alcuni giocatori di cui la squadra non potrebbe fare a meno. Quando realizzo i miei lavori in Flash, i giocatori più importanti sono la storia, il layout, l’art direction, l’azione, l’animazione e il suono.
La creazione di un filmato è un processo di cui l’art direction è una sfaccettatura. La scelta del colore è parte di essa. Si tratta di una decisione importante da prendere all’inizio del progetto, per stabilire quale sarà più adatto per ritrarre la storia. È una scelta artistica personale che può fare molta differenza.

- Perché sei stato così attratto da Flash? Hai addirittura lasciato il tuo ruolo di responsabilità nel tuo lavoro per aver tempo per studiarlo...

Ho sempre desiderato raccontare storie mie e realizzare filmati miei. Con Flash, è anche più facile che avere una propria videocamera. Grazie a Flash e Internet, la gente di tutto il mondo può vedere le mie animazioni e leggere le mie storie.
Flash è anche un ottimo strumento per realizzare gli storyboard. Quindi, anche se cominciassi a fare filmati live-action, mi sono appassionato tanto a questo software che probabilmente lo starò ancora usando quando uscirà la versione 50.

- Cosa ti piace di più di Flash?

Lo strumento che preferisco in Flash è il pennello. I diversi tipi di linee che si possono scegliere permettono di ottenere effetti diversi e possibilità illimitate.

- A proposito dell’ultima versione di Flash, la versione MX 2004, cosa offre che stavi aspettando e perché?

Speravo che ci fossero molti più strumenti e possibilità di personalizzazione per gli animatori, ma non è proprio così. La maggiore differenza sta nell’interfaccia, molto più personalizzabile, cosa che a me piace molto. Mi piacciono anche le nuovi funzioni Commands, che aiutano a non ripetere troppe volte le stesse operazioni.

- Il menu di navigazione del tuo sito è un ambiente 3D: hai mai provato a lavorare con disegni 3D per creare un personaggio o un intero filmato? Con quale software?

Sto imparando a usare Maya al lavoro proprio in questo periodo, perché la Disney sta usando sempre più il 3D e i suoi animatori avranno presto bisogno di saperlo usare.
Mi piace Maya, quindi farò presto un filmato in 3D.

- Puoi raccontarci come crei i tuoi cartoni animati? Scrivi una sceneggiatura? Da dove nasce l’idea? Disegni prima sulla carta o direttamente in Flash? Quanto tempo ci vuole a realizzare un filmato come hitchHitker? Sarebbe interessante seguire la storia dettagliata di un tuo progetto dalla nascita alla pubblicazione.

La realizzazione di un film d’animazione è un lavoro molto lungo. hitchHiker: part two ha richiesto 3 mesi per essere terminato. La sua storia dettagliata è contenuta nel capitolo da me scritto nel libro edito da Friends of ED, “Flash MX Most Wanted: Effects and Movies” (ISBN: 1-59059-224-7).

- Nel tuo sito chiedi i contributi dei visitatori (commenti, storie eccetera). Che tipo e quantità di feedback ricevi? Sembra strana una tale apertura verso l’esterno, quando, dalle tue storie e il tuo sito, si immagina che tu sia un tipo piuttosto solitario. Pensi che il contatto con la gente attraverso i mezzi digitali sia migliore di quello reale? Cosa pensi delle nuove forme di comunicazione? Parli di te stesso più attraverso i tuoi disegni e il tuo sito che con i modi tradizionali?

Ricevo un sacco di bei commenti e suggerimenti dalla gente. Soprattutto, io faccio solo quello che sento e grazie al feedback mi accorgo che la gente è generalmente contenta, che quello che propongo è apprezzato.
Mi piace la gente, sul serio. Solo che troppa gente (per esempio il treno affollato andando a lavoro) mi mette un po’ d’ansia e quindi mi piace tenermi alla larga.
Forse l’immagine del ragazzo solitario è suggerita dalle storie che raccontano di un periodo solitario della mia vita, quando vivevo solo e passavo molto tempo a riflettere. Non sono un tipo agghiacciante, bianco e scheletrico, coperto di piaghe, che vive in un buco o roba del genere. Ora ho amicizie normali e un sacco di buoni rapporti al lavoro. Sono bravo a comunicare di persona e mi piace stare di fronte a un gruppo di persone per insegnare o raccontare le storie (così stanno zitti...).
Internet è un ottimo medium per mostrare alla gente la mia personalità, con i disegni, l’animazione, il suono e i testi. Ma questa è solo una parte di me: bisogna incontrare qualcuno di persona per conoscere veramente i suoi pensieri.

- Perché nei tuoi lavori le lucciole sono tanto ricorrenti? Cosa significano per te?

Mi piaccione le lucciole perché nel buio sono semplicemente luce. Usando l’immaginazione, possono essere spiriti, o folletti, oppure piccoli UFO. O forse semplicemente lucciole.

- Puoi raccontarci qualcosa della tua esperienza al Flash Forward Film Festival di New York del 2003?

Sono stato molto bene là. Ho viaggiato 25 ore per andare là e altrettante per tornare. Quando sono arrivato, mi sono sistemato nella mia stanza nell’albergo dove si svolgeva il festival e ho camminato per Manhattan un paio di giorni. Faceva piuttosto caldo, quasi uno shock, visto che in Australia era inverno.
La notte del 7 luglio ci fu una piccola festa per i finalisti e i giudici e là ho incontrato dei nuovi amici e mangiato un sacco di pizza. Il mattino del giorno dopo, ho incontrato due editori della Friends of ED, uno dei quali aveva lavorato sul capitolo che avevo scritto per il libro. Non li avevo mai incontrati di persona (i nostri contatti si erano svolti solo tramite e-mail) ed erano entrambi belle persone. Siamo usciti per bere qualcosa insieme ogni sera dopo questo incontro fino a quando sono rimasto là.
Quando ho vinto, la notte del 10, la folla era enorme nella Grand Ballroom dell’hotel. Ogni finalista aveva preparato un breve trailer prima della conferenza, che veniva proiettato su uno schermo formato cinema. La gente ha dato l’impressione di apprezzare il mio trailer e ha esultato quando è stato annunciato che ero il vincitore. Sono salito sul palco e ho ricevuto il mio premio, poi ho detto qualche parola. Quella notte, gli editori della Friends of ED hanno invitato me e altri loro autori a cena. Siamo stati fuori per festeggiare e bere fino alle 7 del mattino, girando diversi pub della bassa Manhattan. Un’esperienza perfetta.

- Cos’è l’arte per te? Cosa fa l’artista?

Per me, l’arte è l’espressione creativa dei propri sentimenti. Quando un artista è ispirato, sperimenta sentimenti interiori che desidera esprimere. Penso che l’arte (pittura, musica, scultura, film, scrittura eccetera) sia la manifestazione fisica dei sentimenti di qualcuno, delle sue emozioni e dei suoi sogni.

- Pensi che i nuovi media abbiano reso l’arte più facile da produrre e offrire al pubblico?

Sicuramente. Ci sarà sempre un posto per i media tradizionali (colori, matite e carta), ma il mezzo digitale è un nuovo medium da usare. La cosa bella di Internet e dei media digitali è che sono disponibili per milioni di persone in tutto il mondo.

- Preferisci ancora disegnare su carta?

Disegno ancora sulla carta, ma la maggior parte delle mie illustrazioni nasce sul computer direttamente su Flash. Animare sulla carta richiede veramente tanto tempo e apparecchiature particolari (macchine fotografiche, animation disk eccetera). Con i mezzi digitali, animare è molto facile e accessibile a chiunque disponga di un computer.

- Quali siti suggeriresti di visitare e perché?

www.squarei.com.au: presenta delle incredibili illustrazioni Flash e lavori di animazione. Questa piccola azienda sa andare davvero spingersi fino ai limiti dell’uso di Flash.

www.siscomedia.com: per il design dei suoi personaggi. Ho scritto un’e-mail al proprietario e gli ho detto che mi piace il suo lavoro... e ora siamo buoni amici.

www.goober.nu: racconta storie anche lui.

www.friendsofed.com: sono i miei editori e hanno un ottimo forum per i designer.

me

back to slice 0

©